EBREI
IN CONVENTO
Roma
1943-1944
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la consegna
di 50 chilogrammi d’oro da parte degli ebrei romani,
con il fulmineo rastrellamento del 16 ottobre nella capitale,
migliaia di ebrei scampati vennero accolti da amici, nelle
case religiose, in alcune parrocchie e nel territorio del
Vaticano.
Il CSR Coordinamento Storici Religiosi si è concentrato
nella ricerca di documentazione e testimonianze relativi alle
case religiose maschili e femminili che nascosero ebrei. Un
dato conteso riguarda i numeri dei rifugiati nelle singole
case, anche perché varie persone si alternarono, non
dichiararono l’identità, si fermarono poco tempo,
furono ospitate in diversi istituti, per cui la cifra sembra
destinata a restare imprecisa.
Tra l’ottobre 1943 e il 4 giugno 1944, certamente più
di 4000 su 10-12.000 ebrei presenti a Roma trovarono sicuro
asilo in istituti e anche in monasteri di clausura, contando
sull’appoggio diretto della Santa Sede e, inizialmente,
del comandante della Wermacht Rainer Stahel. Nei mesi dell’occupazione,
segnati da paura e strettezze, uomini e donne, piccoli e anziani
furono nascosti o camuffati da normali abitanti o frequentatori
delle case religiose. Stipati nelle case del centro, molti
arrivarono anche in periferia. L’emergenza richiese
prontezza, apertura e prudenza, creando impensate opportunità
di incontro che talora divennero amicizie durature, altre
volte una parentesi mai più richiamata.
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