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EBREI IN CONVENTO
Roma 1943-1944

L’INTERVENTO DEL VATICANO

Grazie ad un accordo tra Santa Sede e Wehrmacht, vennero prodotti dei cartelli bilingui, rilasciati dal Comando Tedesco o dall’ambasciata di Germania presso il Vaticano, che furono apposti anche su molti Istituti religiosi identificandoli come “Proprietà dello Stato della Città del Vaticano”, “Protezione diplomatica dello Stato della Città del Vaticano”, o “alle dipendenze della Santa Sede”. Il generale Stahel vi proibiva qualsiasi perquisizione o requisizione.


Mons. Aloys Hudal, prelato di origine austriaca, rettore del collegio teutonico di S. Maria dell’Anima a Roma, dichiarava di aver ricevuto più di 550 dichiarazioni firmate dal colonnello barone von Veltheim (protestante), munite di timbri, che furono distribuiti a conventi e istituti della capitale e oltre. Tali cartelli valsero a evitare molte perquisizioni pericolose (Actes et documents du S. Siège IX, doc. nr. 382, p. 518).

Inoltre anche particolari Dicasteri ed Uffici della Santa Sede furono autorizzati a rilasciare degli attestati che documentavano privilegi e diritti di Istituti religiosi, sottoponendoli alle dirette dipendenze vaticane.



Anche questo provvedimento fu concertato in collaborazione col Comando tedesco, come dimostra il documento del 25 settembre 1943 rilasciato dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano a favore dell’Istituto dei Servi di Maria, che è tradotto in tedesco e controfirmato dall’autorità militare.
Simile dichiarazione è conservata anche presso le Orsoline dell’Unione Romana, in Via Nomentana 236.


Una nota della Segreteria di Stato del 23 ottobre ‘43 prendeva atto che occorreva maggiore cautela sull’esposizione dei cartelli. P. Aquilino Reichart, OFM Conv, della S. Penitenzieria per la lingua tedesca, infatti, aveva avvertito i superiori che le SS non avrebbero rispettato le disposizioni del compiacente generale Stahel. Occorreva lasciarsi guidare dalla prudenza per non compromettere la Chiesa e gli stessi rifugiati con una “mal intesa carità”. (Cf Actes et documents du S. Siège IX, doc. nr. 382, p. 518).
Prevedendo la proclamazione di un più restrittivo stato di emergenza, il 25 ottobre 1943 la Segreteria di Stato vaticana dispone che tutti gli attestati precedentemente rilasciati vengano rimossi: dovranno essere “ufficialmente” e pubblicamente salvaguardati solo gli immobili extraterritoriali.
In effetti lo Stahel fu sostituito all’inizio del novembre 1943, perché considerato troppo favorevole alla S. Sede e all’Italia.

 

Contemporaneamente un corsivo in prima pagina su L’Osservatore Romano del 25-26 ottobre 1943 informava sull’impegno caritativo indiscriminato di Pio XII e così incoraggiava indirettamente a imitarlo.


Articolo in versione testo

Molti testimoni, religiosi, religiose e talvolta ebrei, ricordano il passaparola dell’ordine e dell’incoraggiamento da parte della Santa Sede ad aprire le porte a chiunque fosse ricercato. L’ “ora della carità”, fu denominata.
Una prova indiscutibile viene dai monasteri di clausura, che non avrebbero potuto ospitare persone esterne, e tanto meno uomini, senza un permesso vescovile o papale.
La richiesta di un ebreo di essere ospitato presso le Oblate Agostiniane di Maria dei Sette Dolori, con la moglie, la domestica e una nipote, rivolta alla Segreteria di Stato perché le religiose non erano disposte a nascondere il marito, ebbe da mons. Montini l’appoggio presso il vicegerente, mons. L. Traglia. Era il 1 ottobre 1943, prima della retata fulminea del 16 ottobre. La linea vaticana e della diocesi di Roma era dunque chiara e concordata (cf Actes et documents du S. Siège IX, doc. nr. 356, p. 496).

Nell’archivio generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Roma, si conserva una lettera originale precedente all’entrata in guerra da parte dell’Italia:

S. Congregatio de Seminariis et studiorum Universitatibus
Prot. N. 2793/39

Roma, 16 ottobre 1939
Alle Reverende Superiore generali degli Ordini e Congregazioni Religiose insegnanti d’Italia

Si porta a conoscenza della S. V. quanto è contenuto nei fogli allegati.
(Con allegati)

All. 1
Il R.D.L. del 15 novembre 1938-XVII n. 1779 convertito in legge il 5 gennaio 1939 n. 98, all’art. 3° sancisce:
“Alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da alunni italiani, non possono essere iscritti alunni di razza ebraica. È tuttavia consentita l’iscrizione degli alunni di razza ebraica che professino la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorità Ecclesiastiche”.
Poiché oggi non poche famiglie di stirpe ebraica si trovano in condizioni di non poter sostenere le spese delle scuole tenute da Enti Ecclesiastici, i Superiori degli Ordini e Congregazioni Religiose Insegnanti, vorranno interessarsi presso le Direzioni degli Istituti da loro dipendenti, perché vengano stabilite agevolazioni a favore degli alunni cattolici, di cui sopra, quando risulti la loro povertà.


 

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